milano1Un’esperienza davvero unica per gli alunni della classe 1D della Nostra Scuola Secondaria: “Dialogo nel buio “, all’Istituto dei ciechi di Milano. Venerdì 1 marzo a piccoli gruppi, guidati da operatori ipovedenti o completamente ciechi, i ragazzi ed i loro insegnanti si sono immersi in una realtà di totale oscurità, privi di qualsiasi punto di riferimento che non fosse la rassicurante voce della guida; una disabilità “rovesciata”, dove gli unici a poter “vedere” ed agire sono proprio e solo i ciechi. La vista, dunque, si è spenta, ma si sono attivate ed amplificate altre sensorialita’, spesso ridimensionate nella nostra quotidianità, come l’udito ed il tatto. Il giardino, la spiaggia, la città, il mercato, il bar dove conversare piacevolmente gustando una bibita: ecco alcune delle situazioni che i ragazzi si sono trovati a vivere, rigorosamente al buio.

L’esperienza è stata ancora più incisiva se si pensa che, precedentemente, il gruppo ha visitato la Pinacoteca di Brera, dove l' insegnante di arte ha guidato gli alunni alla lettura di alcuni tra i più grandiosi capolavori della pittura e dove l’overdose di immagini e colori è stata assoluta. La stessa sensazione si è ripetuta  al Museo del ‘900, ammirando l’immenso ed altamente simbolico Quarto Stato di Pellizza da Volpedo. Infine, la classe ha avuto l’onore di essere accolta nello studio di progettazione, specializzato in design, grafica e architettura di Piero Lissoni e Associati, noto a livello internazionale. Il progettista Gianni Fiore è stato la simpatica e brillante guida attraverso spazi luminosi ed eleganti, dove lavorano circa settanta creativi da tutto il mondo e dove le differenze culturali e linguistiche non sono un ostacolo bensì un impulso a coniugare arte, creatività ed altissima tecnologia, applicate ad ogni ambito ed oggetto dell’esistenza: dalla caffettiera, all’acquario/planetario sommerso, all’avveniristico ponte sospeso ai palazzi.

I ragazzi hanno “aperto gli occhi “, come scritto all’ingresso della Pinacoteca di Brera, sollecitati da una  bellezza multiforme e senza tempo, per poi chiuderli “dialogando al buio”, appunto, abbandonandosi fiduciosamente ad un‘oscurità non più simbolo del nulla o della paura, ma di una riguadagnata e rivalutata multisensorialita’, seppur priva del  fondamentale senso della vista.

Milano2